FolkClub, Torino: mercoledì 29 novembre Daniel Melingo Quintet

FolkClub, Torino: mercoledì 29 novembre Daniel Melingo Quintet

FolkClub, Torino: mercoledì 29 novembre Daniel Melingo Quintet: il Tango più sanguigno, l’interprete più sbalorditivo. Il "Tom Waits d'Argentina" sbarca al FolkClub accompagnato da Lalo Zanelli (pianoforte, voce), Romain Lecurier (contrabbasso, voce), Facundo Torres (bandoneon, voce) e Muhammad Habbibi Guerra (chitarra elettrica, voce). Vincitore del prestigioso Premio Gardel, Daniel Melingo è oggi l’ambasciatore nel mondo di un tango popolare e colto.

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Presenta:

29 novembre 2017

Daniel Melingo Quintet (Argentina)

Il Tango più sanguigno, l’interprete più sbalorditivo

Inizio spettacoli: ore 21.30

Apertura locali al pubblico: ore 20.30 - Termine validita' delle prenotazioni: ore 21.25

Ingresso: 30.00 €   Minori di 30 anni: 15.00 €  

L'ingresso al FolkClub è strettamente riservato ai soci. Clicca qui per diventarlo: http://www.folkclub.it/member/registration/

Sconto del 50% ai minori di 30 anni

Il Tango più sanguigno, l’interprete più sbalorditivo. Il "Tom Waits d'Argentina" sbarca al FolkClub accompagnato da Lalo Zanelli (pianoforte, voce), Romain Lecurier (contrabbasso, voce), Facundo Torres (bandoneon, voce) e Muhammad Habbibi Guerra (chitarra elettrica, voce). Vincitore in patria del prestigioso Premio Gardel, Daniel Melingo è oggi l’ambasciatore nel mondo di un tango popolare e colto, l’uomo della nuova frontiera porteña, voce tormentata che canta il tango più "sporco" e carnale, quello dei bassifondi di Buenos Aires, re-interpretando la forma del tango-cancion con la sua voce carismatica, oscura, torbida. Un concerto imperdibile!!!

Daniel Melingo appartiene a quella categoria di persone la cui statura –nel senso fisico del termine– aumenta a dismisura nel momento in cui toccano le assi di un palcoscenico. Lo spazio della scena diventa centripeto, e per qualche strana legge della fisica performativa, un uomo può diventare la scena stessa. Melingo sta al tango come Tom Waits sta al blues e alla canzone d’autore della West Coast statunitense e Paolo Conte sta al cantautorato italiano venato di jazz. E’ un dropout per vocazione, un eccentrico per indole e un guastatore per innata disposizione d’animo. Timbro vocale fumoso, etilico e lunare come quello dell’amico americano, il cantante e clarinettista -giramondo ma originario di Buenos Aires- inanella dischi di stralunata bellezza: album che, a poco a poco, hanno fatto di lui un piccolo grande personaggio di culto a livello mondiale. Il suo ottavo album, Anda, mescola il tango gaglioffo e malavitoso delle origini con l’elettronica e i rumorismi del Gotan Project, siparietti di jazz primitivo e omaggi a Erik Satie (meravigliosa Gnossienne in versione tango), echi del glorioso Gato Barbieri terzomondista e tributi esistenziali a Serge Gainsbourg (eccezionale versione di Intoxicated Mancon testo riscritto in Spagnolo). Il tutto in un'atmosfera onirica e cinematografica dove le rêveries felliniane incrociano la poesia romantica di Chaplin. Vincitore in patria del prestigioso Premio Gardel nel 2009, Daniel Melingo è oggi l’ambasciatore nel mondo di un tango popolare e colto, l’uomo della nuova frontiera porteña, voce tormentata che tenta di riportare la musica argentina al di fuori dei suoi confini più usuali, attraverso immagini e arrangiamenti atipici. Il tango più sporco e carnale, quello dei bassifondi di Buenos Aires, dei locali fumosi dove la danza nazionale argentina non è né elegante prodotto da esportazione né attrattiva turistica, ma vita vissuta, ai margini della società del benessere, fra strade sporche e personaggi poco raccomandabili: è questo il tango di Daniel Melingo, cantante e autore di Buenos Aires che ha re-interpretato la forma del tango-cancion, inventata da Carlos Gardel, con la sua voce carismatica, oscura, torbida. Se il tango è finito nei saloni è ora di riportarlo nelle strade dove è nato, e Melingo lo fa con grande efficacia, perchè, come scrive di lui Monde de la Musique: ...è un eretico della religione tangueira...un iconoclasta che guarda alla vita degli emarginati di Buenos Aires e per farlo va alle fonti d'ispirazione del tango.

I suoi concerti sono veri e propri spettacoli teatrali in cui Melingo si muove da attore consumato, interpretando le sue canzoni che parlano di piccole storie ambientate nei bassifondi di Buenos Aires, tra ladri e perdenti, utilizzando al meglio il suo corpo ed il volto pasoliniano. 

…Il linguaggio di Melingo è potente e la sua visione è assolutamente coinvolgente, fatta di voce rauca e gestualità efficace, di piccoli passi di jazz e di dixieland, di squarci contemporanei e di lacrime di milonga. Il teatro canzone di Melingo è un grande sogno fatto di ombre e di mimi che esplode ogni volta sul palcoscenico… le sue canzoni sfilano, una dietro l’altra, dense di passione e di tango, di sensualità e silenzio, di eterna nostalgia. (Paolo De Bernardin - La Repubblica). 

Come un illusionista scappato da un racconto di Borges, Melingo é tornato con la sua voce, il clarinetto e il suo teatro. Ascoltare il suo ultimo album Anda é un po’ come assaporare un film di Fellini ad occhi chiusi, immergendosi in un cabaret sonoro concepito come una suite di quadri barocchi, dove ogni brano palpita e fa vacillare. 

"È una storia interessante quella di Daniel Melingo: una nonna cantante alla Scala, esperienza in Brasile come musicista di Milton Nascimento, il conservatorio a Buenos Aires (clarinetto e chitarra classica). Poi una carriera da divo del rock alternativo in Argentina (con Los Abuelos de la Nada). Infine, la metamorfosi in tanguero contemporaneo, dapprima nel contesto della riproposta del genere esplosa con la fine degli anni Novanta (con collaborazioni in area Gotan Project, per intendersi), poi come ‘cantautore’ in proprio. L’ultimo lavoro edito, L’ultimo lavoro edito, Anda, è la summa dell’arte del musicista argentino. C’è molto tango classico: quello di Luis Alposta e Osvaldo Pugliese, di Roberto Ratti (una splendida versione di En un bosque de la China – vedere il video per credere), e di quel tango ci sono molti strumenti: gli archi, il bandoneon, il contrabbasso… ma ci sono feedback di chitarra elettrica che fanno capolino in lontananza; c’è il bouzouki, il vibrafono (suonato da Axel Krygier). E poi c’è la Francia: Serge Gainsbourg – che sembra quasi un nume tutelare del disco – e Erik Satie. Il disco si chiude con la struggente title track, firmata da Maria Celeste Torre (moglie di Melingo): l’episodio migliore del disco, minore e struggente come una musica da film. Negli ultimi anni Melingo si è costruito un folto seguito in Europa e nel nostro Paese: chi lo ha visto dal vivo ricorderà le sue interpretazioni intense e viscerali, la teatralità del suo personaggio à la Tom Waits, la sua voce e quella del suo clarinetto – entrambe riconoscibili fra mille. Il suo è un tango che piace ai nerd della milonga del venerdì sera, ma che conquista anche gli appassionati di canzone, di rock, di musiche del mondo. Un tango-canciòn così lontano e insieme così fedele a quello classico, un tango messo in scena, teatralizzato, che parla di sé stesso e della sua storia – mentre Melingo ci racconta la sua." (Jacopo Tomatis – Il Giornale della Musica) 

Nel marzo 2011 Daniel inaugurò la sua tournée europea a Maison Musique con un’emozionante milonga live, davvero indimenticabile; torna a trovarci a distanza di sei anni, questa volta sul palco del FolkClub, nella stagione che celebra il nostro trentesimo genetliaco, per un concerto dall’incredibile intensità e pathos, con il suo quintetto composto da: Daniel Melingo (voce, clarinetto), Lalo Zanelli (pianoforte, voce), Romain Lecurier  (contrabbasso, voce), Facundo Torres (bandoneon, voce) e Muhammad Habbibi Guerra (chitarra elettrica, voce). 

Info:  FolkClub, Via Perrone 3 bis Torino

Tel:  +39 011 57.12.791

www.folkclub.it   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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